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Tutto McLaren - L'angolo del Professor
2002

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GP degli Stati Uniti 2002

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Anche ad Indianapolis nulla di nuovo sotto il sole: pubblico multicolore, i soliti tifosi a sostegno dei loro pupilli, ma forse più per fare un viaggetto negli U.S.A che per vera passione, spettacolo modesto e scontato nel circuito più assurdo di F.1 che mai ingegno ( ma quale ! ) umano abbia disegnato ( o meglio ricavato da un vecchio anello assemblato ad un campo di golf ).

Proprio da questa rubrica abbiamo più volte sottolineato come, fra i vari motivi di crisi della F.1 vi sia anche quello della “riscrittura” delle piste ove vengono svolte le gare mondiali.

Già l’anno scorso è parsa questa una sorta di compromesso per riproporre il vecchio e mitico “anello” in chiave moderna, ossia unito al cosiddetto percorso guidato, che, stando ai nuovi progettisti di autodromi, dovrebbe assomigliare sempre più ad una pista per kart.

Il tutto a dispetto delle problematiche sofisticatissime dell’attuale F.1 che, in sintesi, consistono nella difficoltà di scaricare fruttuosamente a terra circa 900 Hp. senza andare a giocare a golf ( in macchina ) nei prati, né ad Indianapolis, né altrove.

Allora grandi soluzioni di compromesso: chi preferisce carichi alari importanti per facilitare il guidato, chi invece rallenta in quel tratto privilegiando la velocità di punta: si spiega così la difficoltà di McLaren di tenere a bada anche mezzi meno competitivi sul rettifilo, nonché la relativamente modesta velocità di Coulthard, malgrado l’ottimo terzo posto che, attualmente, equivale di fatto al massimo che poteva ottenere.

A parte l’episodio iniziale che ha messo fuori causa Ralf e la sua Williams, nemmeno lo scatenato Montoya e tutti i suoi cavalli sono riusciti a prendere lo Scozzese: frutto di un notevole carico alare che McLaren ha scelto, rischiando magari la rottura del motore (Raikkonen in gara e Coulthard in prova), per cercare di ottenere il massimo nel kartodromo e soprattutto non uscire di pista.

Politica questa seguita da molti altri Team ed in effetti le corse per prati sono state meno frequenti dello scorso anno.

Data la mancanza dell’interesse generale, malgrado i giornalisti RAI si sforzino sempre ( ma sono in buona fede ? ) di vedere pericoli per le Rosse fino all’ultimo giro ( quando invece è come assistere ad un vecchio western di J.Ford con lo scontato lieto fine ), ci ha pensato una regia “all’americana” ricchissima di dettagli, con i giri in sovrimpressione, i litri di carburante misurati alla goccia ed i chilometri che tale rifornimento avrebbe garantito, qualche ripresa spettacolare con tanto di rallenty fino ad arrivare alla visione capovolta: grande tecnica da playstation, ma forse è questo che vuole il pubblico.

Tornando a discorsi più seri, anche di più del finale a sorpresa, specie di coniglio estratto dal cilindro sulla linea del traguardo da consumato creatore di spettacoli popolari, viene confermato che il motore da solo non serve a nessuno: tutta la cavalleria di Williams ha ancora una volta deluso e McLaren, pur lontanissima da Ferrari, ne ha approfittato.

Anche la rottura di Raikkonen, preceduta da un scialba prestazione sicuramente dovuta ad un forte calo di potenza, può starci, in quanto verosimilmente rientra nella politica di sfruttare questo scampolo di mondiale residuo per provare nuove soluzioni, specie in fatto di propulsore. A questo proposito, mi pare di aver sentito un motore che stenta a raggiungere in alto i giri necessari, che parte bene dal basso, ( segno di una buona coppia ), ma che poi “buca” nel salire: in pratica vi è una fase, fra i 12/15000 giri, che manca in continuità.

Ferrari non è proprio questo “mostro”, alludo al propulsore in sé stesso, ma è molto continuo ed omogeneo, quasi un motore elettrico e sempre in presa, con marce assai vicine e di veloce inserimento.

Non ho notato altre novità di rilievo; credo che l’anno prossimo sia ancora di transizione ed occorra tutto per colmare il gap esistente: sarebbe interessante conoscere di più il progetto Paragon che, al di là delle innovazioni ed acquisizione di macchinari e tecnologie, dovrebbe cambiare la situazione in fatto di filosofia progettuale. I movimenti interni, Newey portato alla supervisione, Illien con nuove idee ed altre cosette starebbero a significare una diversa politica globale.

Mercedes ha risolto i suoi problemi finanziari interni e girano i quattrini a Stoccarda: che siano spesi bene, è un auspicio ed un augurio.

A tutti voi, cari amici, il solito cordialissimo saluto.

Fabrizio Pasquali

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