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Tutto McLaren - L'angolo del Professor
2002

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GP del Belgio 2002

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Tutto secondo copione: dopo un illusorio momento regalatoci da Raikkonen in fase di qualifica, cui per altro aveva risposto Michael Schumacher in modo perentorio, la gara ha ritrasmesso il solito copione, addirittura talmente esaltato dalla superiorità di Ferrari su tutti, che persino Barrichello ha potuto prendersela comoda nell’unico vero circuito da F.1 realmente rimasto, potendo conquistare un secondo posto, malgrado Spa, ossia un G.P. dove vincono solo i migliori, data l’importanza che assume il pilota in tale gara.

Ma con questa Ferrari arriverebbe sul podio anche il buon Yoong, per cui non possiamo che registrare quanto già espresso due settimane or sono, ossia che nella F.1 attuale il conduttore conta per non più del 15/20%, il resto è vettura.

Alla luce di ciò, risulta sempre più risibile la qualifica di Campionato mondiale piloti, dato che in pratica si potrebbe più correttamente riunificare le due classifiche, tanto vince la vettura migliore chiunque la guidi, punto!

Raikkonen in prova, sputando sangue e sfruttando oltre il limite la sua McLaren, aveva fatto sperare in uno step d’avanzamento significativo, ma, come si è visto in gara fin dalla partenza, il divario permane abissale e la stessa Williams accreditata di buona dose di “cavalleria” indispensabile in Belgio più che altrove, finisce per rimediare una figura complessivamente di contorno grazie a Montoya meno falloso del solito e sufficientemente regolare, ma ad un abisso dai Ferraristi.

Non mi stancherò mai di ripetere che ormai la F.1 è vettura globale ove il propulsore gioca naturalmente un ruolo determinante, ma non più dell’assetto generale, anzi !

Il problema sta infatti tutto nella possibilità di scaricare a terra la potenza, di percorrere a velocità competitive curve e rettilinei ( sempre più rari ), di saltare sui cordoli senza spaccare nulla, di sfruttare il controllo di trazione senza penalizzare troppo potenza e velocità, di montare pneumatici in aderenza al terreno, di avere un controllo elettronico bidirezionale efficiente e sofisticato e così via. Se poi vi è anche un buon pilota come Schumi tanto meglio, ma in fondo basta un Barrichello qualsiasi. Lo spettacolo forse si ritroverebbe se quattro identiche Ferrari ( è un puro esempio ) si battessero senza ordini di scuderia pilotate da Schumi, Raikkonen, Montoya e Villeneuve e…vincesse il migliore: come andrebbero le cose? Esattamente come quarant’anni fa e la simpatica amica De Filippis mi pare si sia sufficientemente espressa in tal senso in TV, malgrado i sedicenti giornalisti sportivi specialisti in materia blaterassero varie ipotesi affatto interessanti.

Passando a qualche considerazione sul piano squisitamente tecnico, delle due l’una: o Raikkonen ha montato un motore evoluto e per questo non ancora affidabile, da qui la rottura, oppure ha spinto al di là di ogni logico comportamento; il risultato comunque non cambia, perché il gap da colmare è rimasto del tutto invariato, dato che è risultato chiaro a tutti che i Ferraristi già a metà gara avevano alzato il piede amministrando i vantaggi incolmabili.

Il problema quindi sta nell’individuare come nel giro di nemmeno due anni ( dal mitico sorpasso proprio qui a Spa di Hakkinen su Schumi ) si sia potuto creare un abisso esponenziale, tanto più grave quanto riscontrabile anche rispetto alle Williams che, almeno in alcuni circuiti, fino a tutto il 2001 erano sufficientemente competitive.

Attendo come sempre le vostre impressioni, mentre vi saluto con la massima simpatia.

Fabrizio Pasquali

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