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Tutto McLaren - L'angolo del Professor
2002

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GP di Francia 2002

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Finalmente il tormentone relativo al quinto titolo mondiale di Schumacher si è autorisolto con il dovuto anticipo e così non dovremo più sciropparci ad ogni Gran Premio la scontata quanto faziosa domanda: "quando" si sarebbe celebrata la conquista del quinto titolo mondiale che avrebbe posto sul medesimo "altare" Juan Manuel Fangio e Michael Schumacher ? Contenti o scontenti ( a seconda delle fazioni, ma tanto i giochi erano del tutto scontati ) i due sono entrambi nella leggenda con buona pace dei posteri, tenendo per altro ben presente che, dei cinque mondiali, due sono stato conquistati su Benetton, quel Team, oggi Renault, eterno rivale proprio di Ferrari.

Ciò premesso per adempiere i doveri di cronaca, passiamo a fatti più seri e tecnici, analizzando in tale ottica il G.P. appena concluso.

McLaren ai lati di Ferrari sul podio e, anche se non amo mai accampare motivi di buona o cattiva sorte, in credito con la fortuna: è presumibile che, senza l’olio giapponese ( Toyota ) l’ottimo Raikkonen avrebbe conquistato la sua prima e meritatissima vittoria in F.1.

Su un percorso piuttosto anomalo come quello francese, nato come "collage" di frammenti di altri più celebri piste, si è assistito finalmente ad una lotta praticamente alla pari tra Ferrari di Schumacher ( Barrichello è stato "prudentemente dimenticato" forse per non guastare un’attenta regia ) e McLaren di Raikkonen ed in parte di Coulthard ( anche lui penalizzato per aver superato, come del resto Schumi, la pit lane in fase di rientro nel circuito ). Al di là del risultato finale, ci pare importante sottolineare i tempi di questi tre protagonisti del Gran Premio: McLaren infatti riusciva a tenere il passo in circostanze anche differenti, vale a dire sola al comando, in scia, in rincorsa. Ciò basta a dimostrare che si è ridotto od addirittura annullato il gap fra la "Nostra" e la "Rossa" ? Verosimilmente no; è realisticamente impossibile immaginare un salto di qualità così importante in due settimane. Direi invece che Michelin ha portato, sul circuito di casa, finalmente un set di pneumatici del tutto competitivi con Bridgestone e che il continuo miglioramento nelle sospensioni operato da Newey & C. ha fatto il resto. A Magny Cours infatti, dato l’asfalto particolare avente fra l’altro la caratteristica di divenire più scivoloso se più gommato e dove in pratica si corre sempre in curva ( sia pure con alcune ad ampio raggio ), gli pneumatici possono giocare un ruolo molto importante e, non potendo esprimere velocità di punta elevatissime ( si superano di pochissimo i 300 Km/h ), è possibile battersi anche in difetto di cavalli. Da qui la mia prudenza, confortata anche dal "rumore" ( sia pure trasmesso dal televisore e quindi non udito in diretta ) che segnalava almeno 500 giri di meno rispetto a Ferrari: comunque già dalla prossima settimana in Germania si potrà verificare quanto il motore possa essere stato incrementato in potenza, mentre sicuramente si può sicuramente già parlare di una buona doppietta in affidabilità, tanto più importante in quanto confermata in un momento doppiamente difficile, vale a dire sulla vettura di Raikkonen a tenere Schumacher e di Coulthard, nel rabbioso tentativo di rimonta dopo la penalizzazione: circostanze entrambe verificate alla fine della gara, quando normalmente i propulsori sono già alla frutta.

Verificata con soddisfazione la performance delle "Frecce d’argento", di buon auspicio per il futuro, mi pare interessante commentare il comportamento delle altre due Case di buona caratura: Williams e Renault.

Accreditato del propulsore più potente e della ennesima "pole" di Montoya, il Team di Berger mi è sembrato in difficoltà già dal "warm up" nel vano tentativo di trovare quelle regolazioni ottimali per scaricare a terra " la cavalleria ": in gara inoltre i due piloti si sono spenti anche e soprattutto per il comportamento sovrasterzante delle vetture a significare quanto sia impossibile oggi separare la progettualità, come in passato, relativa a telaio/sospensioni, propulsore, pneumatici.

Renault non è affidabile "punto". E’ inutile realizzare un motore diverso ( l’unico che presenti una geometria così strana, determinata da un angolo di apertura di circa 40° superiore a quello canonico ) quando non trova riscontro in prestazioni ed affidabilità: non mi è mai piaciuta la filosofia del "cambiare è necessario" se non suffragata da una solidissima base valutativa e sperimentale alle spalle. Oggi un motore deve sfiorare i 900 Hp ad oltre 18500 giri, durare almeno un intero G,P. in qualsiasi condizione meteorologica e mantenere prestazioni costanti per tale periodo: se ciò non avviene, le fantastiche innovazioni sono solo dei "flop".

Sulla Serie B, pur con il doveroso rispetto per tutti, stendo un velo pietoso, con il consueto mio tormentone: a cosa servono tante vetture già in partenza "enne volte" doppiate ?

Resto in attesa della vostra corrispondenza e, ricordatevi, il prossimo appuntamento è fra soli otto giorni. Ciao a tutti.

Fabrizio Pasquali

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