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Tutto McLaren - L'angolo del Professor
2002

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GP d'Italia 2002

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Anche la “tappa” di Monza è stata oggi archiviata ed il Circus si avvia stancamente verso il suo epilogo nipponico. Sembra che ormai sia stato detto e visto tutto, dato che qualche promettente emozione durante le prove di qualifica ( nello specifico la “pole” di Montoya ) viene poi regolarmente smentita dallo svolgimento della gara, insomma del “momento che conta”.

Eppure le Williams sono accreditate di motore potente, forse l’unico a livello Ferrari, ma, a parte criteri di affidabilità e durata, anche tanta “cavalleria” viene vanificata da assetti precari, verosimilmente conseguenza dell’insufficiente globalità del progetto.

In altre parole, come anche in questa rubrica ho sottolineato più volte, la potenza e l’affidabilità del propulsore costituiscono solo un aspetto ( e forse nemmeno quello percentualmente più eclatante ) del risultato finale sia dal punto di vista progettuale che nella verifica pratica in gara.

D’altra parte, se i regolamenti attuali che condizionano così pesantemente le possibilità realizzative, impongono di fatto vetture caratterizzate da carichi alari dell’ordine di una tonnellata ( come se una vettura di F.1 si trainasse una roulotte ), costruire un mezzo aderente al terreno, agile, stabile e privo di vibrazioni importanti, capace di reggere alle sollecitazioni dei famigerati cordoli e sufficientemente elastico nelle regolazioni aerodinamiche, tanto da consentire anche modesti errori in fase di taratura ( vedi Ferrari ), costituisce l’arma vincente, ben superiore ad uno studio particolarmente rivolto al motore o tendenzialmente portato a forzare a tutti i costi lo stesso per spremerne potenza solo in parte utilizzabile.

In tal modo si può spiegare la debacle delle Williams, potenzialmente a loro agio a Monza ( vedere l’anno scorso ), il cedimento del motore di Raikkonen ( verosimilmente potenziato rispetto al tradizionale di Coulthard ), le difficoltà di raggiungere e mantenere velocità di punta vincenti, l’ irridente facilità dei sorpassi Ferrari che di fatto ancora una volta hanno ucciso la gara fin dalle prime battute della stessa, quasi ci trovassimo in un Campionato monomarca.

Se fino a qualche tempo fa Barrichello non aveva ancora capito i pulsanti da premere, o, secondo un’altra versione, la sua vettura era allestita col “freno a mano tirato”, ora che anche il suo mezzo è, come logicamente deve essere, pari a quello di Schumacher, vince pure lui, malgrado i due pit stop e gli ultimi giri ad andatura turistica che hanno destato preoccupazione ai soliti commentatori Rai, ma certamente non ai più attenti appassionati di F.1 che da tempo hanno capito il giochetto.

In altre parole, Todt, o chi per lui, deve pur dire che la gara è stata impegnativa, che gli avversari sono sempre pericolosi, che i Team sono agguerriti, che la vittoria è stata sofferta; tutto ciò fa parte del ruolo sportivo: avete mai sentito un allenatore di una squadra di rango che, dopo aver strapazzato una compagine di provincia, abbia detto che è stato un gioco da bimbi ? Che merito ne ricaverebbe ? Deve pure giustificare lo stipendio !

Resta comunque il fatto, avvilente per tutti, di assistere al “ gol della bandiera” come frutto della “bontà” dello strapotere, che a quasi tutti i doppiati sia stato dato il contentino di recuperare e classificarsi all’arrivo a pieni giri: mi ricorda tanto “il pane per i poveri”.

L’esame tecnico si commenta da solo: o si cambiano “RADICALMENTE” le vetture degli altri Team o Ferrari ( che certamente non sta con le mani in mano ) rimarrà chissà per quanto tempo nel suo Campionato monomarca ammazzando, sia ben chiaro per lacune altrui, di fatto ogni competizione di F.1. Resta ovvio che i progettisti di Maranello meritano il plauso di tutti coloro che vogliono essere obbiettivi e sportivi; la mia cocente critica è rivolta non certo alle Rosse per il fatto di essere le migliori, ma a tutte le altre, troppo lontane per costituire un pur minimo atto di valida competizione sportiva.

Un invito vibrante a tutti gli ingegneri dei Team avversari a rimboccarsi “maniche e meningi” al fine di rendere ancora interessante e possibilmente avvincente il “top” del fantastico sport dei motori: la F.1 è storicamente nata in Europa ed apprezzata in tutto il mondo; non facciamo sì che muoia per cedere il passo ad altre Formule che personalmente rispetto ed ammiro, ma che appartengono ad un’altra cultura.

Cari saluti a tutti.

Fabrizio Pasquali

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