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Tutto McLaren - L'angolo del Professor
2002

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GP di Gran Bretagna 2002

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Rileggevo, giusto ieri dopo le prove ufficiali, un bell’articolo dell’ing. Marelli, apparso su un inserto di un quotidiano un anno fa, con cui forniva la sua spiegazione tecnica della vittoria di Hakkinen a Silverstone. L’esperto metteva in relazione la tenuta della vettura, ed in particolare del propulsore, con la caratteristica quasi unica del circuito che, di fatto, si articola sempre in curva destrorsa con poche eccezioni di scarso rilievo dinamico: sosteneva infatti che l’originale sistema di raccolta e ricircolo olio in McLaren favoriva il motore in tali condizioni d’esercizio, consentendo una preparazione più spinta dello stesso, da cui una vettura particolarmente performante.

Dopo solo un anno ed alla luce di quanto si è visto oggi, quell’articolo sembrava appartenere ad un’altra storia, lontana nel tempo e nei fatti, di una squadra che aveva ancora capacità tecniche da esprimere, personalità strategiche, piloti all’altezza di vetture competitive, insomma una McLaren vincente anche se con i noti limiti già evidenti nel 2001. Oggi si è toccato con mano, quasi ve ne fosse ancora la necessità, la crisi di un Team che, dopo qualche pallido cenno di rimonta dimostrato in questa o quella gara, sembra veramente aver perso il controllo di una gara, particolare e significativa in quanto a due passi da casa, su una pista ove ( commento di Marelli a parte ) aveva conosciuto più che altrove successi ed espressioni del proprio potenziale.

Che Ferrari fosse la favorita, che Michelin sul bagnato dimostrasse ulteriore inferiorità rispetto a Bridgestone, che la ripetizione della performance dell’anno scorso paresse utopistica data la variazione notevole delle forze in campo era scontato: non però la "debacle" complessiva determinata non tanto dalle precedenti considerazioni, quanto da una dissennata condotta di gara, per finire anche con il troppo frequente cedimento del propulsore.

Coulthard girovago nei campi umidi tutto impegnato a rimettere in pista la vettura dopo l’ennesimo testa-coda era la dimostrazione della mancanza di un controllo dall’alto che imponesse decisioni tecniche accettabili e verosimili. La "caccia alla gomma" e la pompa di benzina da Far West completavano il quadretto che , se non appartenesse a McLaren, sarebbe anche divertente, ma troppo in contrasto col perfezionismo proverbiale degli "Uomini in nero".

Se Atene piange, Sparta non ride e mi riferisco naturalmente a Williams che ha rispolverato gran parte delle note vignette già viste ( ricordiamo, una per tutte, quella di Ralf lasciato tutto solo a partire sul cavalletto ! ), ma non mi ha mai consolato il "pianto collettivo".

Rimane il fatto che Michelin si dimostra decisamente impreparata nelle situazioni climatologiche come quella odierna, fatto questo tanto più vergognoso in quanto espresso dalla Casa più importante del mondo e con la maggior esperienza in fatto di pneumatici da competizione.

Che poi un pilota qualsiasi come Barrichello riesca, partendo dall’ultima fila, a beffeggiare il mazzo giungendo secondo alle spalle solo del "Sire", che Montoya "salvi" Williams e Michelin riuscendo "perfino" a non farsi doppiare come invece tutti gli altri, non mi pare sufficiente per riscattare un Mondiale ormai finito e che non vedo quali altri motivi d’interesse possa presentare.

La situazione mi riporta lontano nel tempo, quando a Monza, ancora priva del maxischermi per il pubblico, fra le due curve di Lesmo, si "tifava" per i minori e si scommetteva sullo sconosciuto piazzato fra i primi sei. Ma eravamo ragazzi e non si aveva altro !

Buone vacanze a tutti: nella speranza di "tempi migliori attendo, come sempre, le vostre gradite lettere.

Fabrizio Pasquali

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