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Tutto McLaren - L'angolo del Professor
2003

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GP d'Italia 2003

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Cari Amici, dopo il soporifero G.P. d’Italia, mi sento di proporvi due chiavi di lettura dello stesso: una che vuole essere il più possibile tecnica e la seconda, piuttosto maliziosa, di vago sapore cinematografico.

Ma andiamo con ordine.

La vittoria di Schumacher vagheggiava nell’aria come il cambio di stagione dopo mesi di caldo torrido: era infatti impossibile che improvvisamente, o quasi, Ferrari fosse diventata una vetturetta qualsiasi da farsi doppiare da Alonso su Renault!

Ecco allora il “lavoro matto e disperatissimo” (per usare le parole di Leopardi) del Team di Maranello tutto volto al fine di ritornare competitivi e, miracolosamente, grazie anche alla guida impeccabile del Top Driver, si spalancano le porte del “Tempio della velocità”, Monza.

Si può dire che in tale circuito il carico aerodinamico delle Rosse è stato notevolmente inferiore rispetto alle Williams, dato che la miglior struttura-macchina dava in sé la deportanza che altri ottengono con la maggiore incidenza alare; da ciò una maggiore disponibilità di potenza che si traduceva in velocità di punta più elevata per Ferrari e, parzialmente almeno, migliore possibilità di affrontare le curve, di Lesmo in particolare, in sicurezza.

Si può inoltre aggiungere che McLaren e Renault non erano certamente in grado di competere qui per mancanza di potenza in assoluto, aggiungendo, per completezza, che, date le assurde chicanes monzesi, le Bridgestone, più elastiche di spalla rispetto alle Michelin, meglio si adattavano al circuito.

Si consideri, se proprio vogliamo strafare in questo genere di lettura, che Montoya è stato penalizzato nel doppiaggio di “piloti disattenti”, da cui il nervosismo che lo avrebbe portato a protestare e poi? …..a rallentare.

Diamo atto anche al lavoro di copertura di Barrichello, tutto impegnato a proteggere la Prima Guida dall’attacco di Raikkonen ( versione R.A.I. che fa sbellicare dalle risa; corri invece a prendere Montoya, superarlo e strappare due punti in più, o no?).

Insomma tutte queste considerazioni, in parte anche sensate, mi sapevano tanto di stantio, di già visto da qualche parte.

Ecco allora che, maledetta la vecchiaia che propone “cattivi e maliziosi pensieri”, ritorno alla mia giovinezza (solo con la mente purtroppo…) e rivedo “Il dollaro d’onore”, celebre film western del 1959 con J.Wayne, Dean Martin ecc. per la regia di H.Hawks.

Ma perché proprio quel film?

Semplicemente per il fatto che lo stesso regista, mescolando le carte, otto anni dopo firma ”El Dorado”, sempre con il “Duke” ( J.Wayne) e R.Mitchum al posto di Martin.

Altro successo, da cui, a sette anni di distanza, “Rio Lobo” e la storia cinematografica finisce qui.

Ebbene, se prendiamo la stagione 2000, vediamo che Schumacher ammazza il Campionato nelle prime otto puntate, quando, improvvisamente, non riesce più a terminare un G.P. e ciò accade per ben tre volte consecutive.

Siamo così arrivati in Belgio, a Spa, dove troviamo il sorpasso capolavoro di Hakkinen che di suo mette quel gesto sportivo da favola, poi…..Monza e la storia è ben nota anche ai giovani lettori.

Mi pare, ma forse sono solo “memorie di un povero vecchio” ( per dirla con Villaggio), che l’attuale stagione sia un po’ il “remake” di quel film già visto e forse non mi diverto più di tanto perché mi sembra di conoscerne già la fine.

Ecco, mi piacerebbe essere smentito dai fatti, che le ubbie di questa domenica di fine estate siano state deliranti come capita a colui che ha preso un colpo di sole; aspetto solo la prossima puntata.

Scrivetemi ed a presto,

Fabrizio Pasquali

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