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Tutto McLaren - L'angolo del Professor
2003

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GP d'Ungheria 2003

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Mai un G.P. di F.1 è stato più eloquente e nello stesso tempo sconcertante negli ultimi anni di Formula “soporifera”.

Eloquente perché Alonso si è dimostrato il pilota emergente dell’anno e, pur con la stessa vettura di Trulli, ha strapazzato tutti infliggendo l’onta del doppiaggio al Campione del Mondo in carica, su una Ferrari accreditata di ben altra potenza di una Renault.

Volendo analizzare l’ordine d’arrivo come una classifica piloti di questo bizzarro 2003, si confermerebbe l’espressione “coerenza”: Alonso tutto sommato si è dimostrato il “driver” rivelazione, Raikkonen un ottimo pilota, Montoya pure , ma con le sue solite divagazioni a prati o giù di lì.

Sconcertante perché, partenza a parte, che del resto può ritenersi assolutamente nella norma data la prima curva così penalizzante, non vi è stato nessun motivo per cui le vetture sulla carta più performanti non dovessero terminare in testa all’ordine d’arrivo.

Temperatura calda, ma naturale in agosto, asfalto coerente con il clima per altro non tropicale, nessun incidente che abbia neppure in modo lieve od occulto danneggiato le vettura: insomma tutto regolare per un ordine d’arrivo invece sconvolgente.

Sappiamo che in Ungheria i sorpassi sono difficili ( ma non è Montecarlo diamine, checché ne dicano i cronisti R.A.I. ), ma uno Schumacher messo in fila dalla Jaguar di Webber ed impotente sulla Renault di Trulli ha dell’incredibile.

Come pure allucinante è l’incidente occorso al povero Barrichello: sembra addirittura un cedimento di parte della tiranteria posteriore, ma in pieno rettilineo, da non capire.

Se fosse capitato ad un comune mortale con la più economica delle vetture di serie, la Procura della Repubblica avrebbe aperto un’ inchiesta su segnalazione della Polstrada.

Invece su una vettura del costo di milioni di Euro, del Team più “ricco” del Campionato, dopo prove e controlli accuratissimi, capita che si apra a metà il retrotreno, neanche fosse un improbabile mezzo assemblato in Iraq con rottami postbellici.

Questa è comunque la realtà e, se andiamo ad analizzarla con occhio meno stupito e maggiormente smaliziato, possiamo trarne degli insegnamenti.

Alonso approfitta di una partenza al fulmicotone che del resto si conosceva essere caratteristica del “launch control” Renault; Raikkonen quando la vettura tiene e riesce a non farsi fracassare dagli altri è veloce e regolare; Montoya ha il motore più potente del mazzo, ma su un circuito così sbaglia qualcosa e viene penalizzato.

Quello che invece non si riesce a capire è la “debacle” delle Rosse e soprattutto del loro Pilota leader che, aggiunta all’incidente di Barrichello, ha veramente del catastrofico.

Personalmente sapete che non sono di parte per cui resto assolutamente indifferente di fronte ai problemi altrui ( in questo caso di Maranello ), mi interessa invece cercare di capire la versione tecnicamente plausibile della vicenda.

Lasciamo perdere tutta la manfrina della R.A.I., dei suoi ospiti ed invitati che sappiamo essere dichiaratamente partigiani: resta il fatto che giustificazioni legate solo agli pneumatici ed al caldo, visto l’andamento della gara, sono, non dico inesatte, ma a dir poco risibili.

Ferrari si è dimostrata una vettura di seconda fascia con piloti di quella categoria, mancanti per altro di fantasia e di grinta e questo in ogni fase del circuito e della gara complessivamente.

Degli altri già si è detto: mi piace sottolineare Webber e la sua prestazione che, per dirla col Manzoni, “…la c’è una Giustizia…” a premiare i piloti validi anche a prescindere dai mezzi su cui sono costretti a correre.

Coulthard ha fatto il suo dovere con la tattica adottata; dispiace però la sua divagazione a campi che forse gli ha fatto perdere una posizione a vantaggio di Schumacher Jr., ma le gare sono anche questo; resta il fatto che David non ha più la grinta caratterizzante un pilota McLaren o comunque con mezzi in lotta per la vittoria.

Della MP 4/18 non si sente più parlare: dispiace per altro che i cronisti R.A.I. facciano i conti nelle tasche degli altri, come se avessero sborsato loro i quattrini di Ron Dennis e di Mercedes; forse cercano in tal modo di mitigare la delusione venuta dal mondo Ferrari, ma anche così fosse sarebbe meglio stendere un velo pietoso su tutti e tutte.

Aspettiamo con impazienza Monza che dicono essere una pista per le “Rosse”: non credeteci; per quanto manomessa e rovinata da assurde chicanes, Monza rimane un circuito dove vince chi ha più birra e sa portare meglio la vettura e tanta birra occorre anche per far bene nei due appuntamenti successivi.

A presto e cordiali saluti a tutti,

Fabrizio Pasquali

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