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2018

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GP di Germania 2018

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La F.1 esercita il suo fascino ancor oggi, malgrado le limitazioni che in questi ultimi anni sono state imposte specie sul tipo di motore, proprio perché costruttori e piloti sono chiamati assieme, e con lo stesso spirito agonistico, all’ottimale riuscita dell’impresa, così che in casi diversi ogni insuccesso può verosimilmente ricadere su l’uno o l’altro soggetto.

Questa settimana gli errori sono stati dei piloti: Hamilton ha sbagliato in prova danneggiando su un cordolo la vettura e compromettendo la posizione in partenza (14° sui 20), tanto da mettere in serio dubbio la possibilità di rimontare sino al podio né, tanto meno, di aspirare alla vittoria, mentre Vettel, dal canto suo, ha pasticciato in una curva banale andando a sbattere auto provocandosi così il ritiro.

In quest’ottica va letto l’odierno G.P. di Germania con Ferrari e Mercedes esattamente alla pari come prestazioni (Red Bull può contare solo su circuiti tortuosi come sarà il G.P. d’Ungheria la prossima settimana) e quindi ambedue in grado di spuntare la vittoria finale in entrambe le classifiche.

Hamilton e Vettel sono meritatamente le prime guide e non si vede come Bottas o Raikkonen (al di là degli ordini di scuderia) possano in qualche modo impensierire i due leader; Verstappen e Ricciardo inseguono al loro meglio, ma la vettura di Ricciardo sembra avere più problemi di quella del collega che, a sua volta, appare più attento e ragionevole nei momenti di bagarre e confusione: basta con le ammucchiate.

Fra gli altri team di notano piloti interessanti, ma un giudizio determinante può essere stilato solo a parità di vettura: Alonso guida ancora benissimo, ma …una carretta lenta che arriva quando può alla fine malgrado l’eccellenza del driver.

Sono curioso di vedere Red Bull in Ungheria in quel kartodromo ovviamente ideale per vetture corte ed agili e per gli spericolati alla Verstappen.

Tra una settimana, prima della sosta estiva, dal Vostro,

Fabrizio Pasquali

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