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2018

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GP d'Azerbaijan 2018

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Quando si decide di elevare a circuito di F.1, valido per il Campionato Mondiale, una trappola per topi come la Città di Baku, con i suoi lunghissimi e stretti rettilinei intersecati da traverse a 90° di sezione ancora minore, quando non mimetizzate da segnaletica assolutamente confusionaria, quando l’uscita dalle mura del castello sembra quella di un garage condominiale, quando il mezzo per la rimozione di vetture incidentate assomiglia, per lentezza ed efficienza, all’autocarro per le spazzature urbane, non ci si deve meravigliare di assistere ad una gara da “comiche finali” dove il vero valore espresso in pista è puramente casuale.

Si aggiunga il tragicomico duello Ricciardo – Verstappen conclusosi con l’annullamento reciproco a causa del secondo che, procedendo a zig zag, metteva in seria difficoltà il primo fino all’inevitabile e devastante scontro finale, nonché il numero irripetibile del pur bravo Grosjean che riusciva ad autodistruggersi, “udite udite”, addirittura dietro la safety car, ci si rende conto allora che qualcosa va assolutamente rivisto per mantenere le gare in un clima di agonismo esercitabile solo in presenza di idonee condizioni.

Lo stesso Bottas che fora dopo la lunga permanenza del regime giallo, (ma chi ha pulito la pista durante tale periodo?) solitario verso la vittoria, sorprende per l’incuria del mantenimento da parte dell’Organizzazione di pista.

Ci sta invece il dritto suicida di Vettel nell’estremo tentativo di riportarsi in testa, a favorire l’apparente facile vittoria di Hamilton su Raikkonen, quando gli stessi sembravano ormai del tutto spacciati.

E così il pluridecorato Luis si ritrova, sia pure con un inizio di stagione mediocre per il suo standard, intesta al Mondiale, quasi senza colpo ferire: lo attendiamo al risveglio dal letargo invernale.

Arrivederci tra due settimane per il classico G.P. di Spagna in Catalogna, finalmente su un percorso assolutamente qualificato e storicamente importante.

Il vostro Fabrizio Pasquali

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